Partite

Iniziamo una serie di interviste agli allenatori del settore giovanile; partiamo con Matteo Araujo collaboratore degli esordienti 2005
Ciao Matteo, hai mai pensato, in passato, di fare l'allenatore? Come hai intrapreso questo percorso?
In realtà no. È iniziato tutto in maniera casuale: nel percorso universitario, ho svolto un tirocinio formativo presso la scuola calcio come collaboratore. In quel periodo, mi è capitato di dirigere alcune sedute d'allenamento e devo dire che 

questa attività mi ha entusiasmato al punto di farmi intraprendere questa avventura al termine del periodo di stage.
Quali sono le doti che non devono mai mancare a un allenatore?
Al primo posto c'è sicuramente quella di saper educare: attraverso l'esperienza diretta con i ragazzi, ho notato che loro 'assorbono' tutto quello che si fa e si dice. Dunque un allenatore deve essere prima un educatore e poi un insegnante calcistico e soprattutto quando fissa una regola deve essere il primo a rispettarla per dare l'esempio. Poi, certamente deve essere paziente, anche se la dote che non deve mai mancare è l'umiltà: bisogna essere bravi ad ammettere i propri errori e correggerli.
Facciamo un passo indietro: quale stagione da giocatore ricordi con più piacere?
Quella 2015/2016 con la Nuova Sirolese. Abbiamo chiuso il girone d’andata a quota 3 punti, mentre al ritorno siamo arrivati 21 punti, conquistando una salvezza incredibile nei play-out, raggiunti proprio all'ultima giornata
Quando hai intrapreso il percorso di allenatore?
Ho iniziato 5 anni fa con le squadre della categoria "Piccoli Amici", annate 2007/2008/2009.
In questo campionato, stai raggiungendo i risultati che te e la società vi eravate prefissati?
Il gruppo è cambiato tanto rispetto alla passata stagione ma devo dire che stiamo lavorando molto bene. Ho la fortuna di lavorare con ragazzi educati e motivati e siamo soddisfatti per quanto stiamo facendo.
In precedenza hai citato il ruolo di allenatore-educatore. Ci racconti il rapporto tra te e i tuoi ragazzi?
Ho un ottimo rapporto con i ragazzi. Ho sempre puntato sull'importanza di capire il momento: in alcuni si può ridere e scherzare mentre in altri è importante tenere alta la concentrazione e lavorare bene per raggiungere i risultati. Credo sia molto importante che i ragazzi mi considerino una figura autoritaria ma allo stesso tempo che li faccia divertire. È importante per loro non trovare un insegnante rigido anche sul campo da calcio dopo le ore passate al mattino a scuola.
Quest'anno è entrato a far parte dello staff tecnico il prof. Roberto Ruggeri, che ricopre il ruolo di responsabile. Che rapporto hai con lui? E c'è la sua mano nei tuoi allenamenti?
Ho un ottimo rapporto col Prof. Ruggeri e devo ammettere che mi fa molto piacere averlo come responsabile tecnico. Ci conosciamo dai tempo della scuola superiore, quando è stato il mio insegnante di educazione fisica per tre anni. Lui ci lascia molta libertà nell'organizzazione degli allenamenti e allo stesso tempo è molto presente sul campo durante le sedute d'allenamento. Senza alcun dubbio c'è la sua mano nei miei allenamenti in quanto ci incontriamo per definire una linea guida sugli esercizi da svolgere e il modo di approcciarsi con i ragazzi.
Ultima domanda: come va il tuo percorso di studi in Scienze Motorie Sportive?
Il percorso è in discesa: 3 esami e raggiungerò il traguardo della laurea. Obiettivo? Laureami nella sessione del prossimo ottobre.
Andrea Strappato - Loreto calcio